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Bracciano, durante il Consiglio Generale nell’aprile 2001,
i Presidenti del Comitato Centrale dell'AGESCI e dell’Esecutivo
Nazionale AIC (Associazione Nazionale Castorini), firmarono un protocollo
ufficiale di collaborazione tra le due Associazioni.
Nei due anni successivi l’Area Metodo, riflettendo sui cicli
vitali e le età dei passaggi ed in particolare sulla durata
complessiva della proposta scout, ritenne opportuno seguire più
da vicino questa sperimentazione, che coinvolge molti gruppi e più
di 100 capi Agesci - molti dei quali brevettati - per valutare se
ci fossero le condizioni di farla propria o archiviarla definitivamente.
Nell’ultimo Consiglio Generale, come sapete, è stato
verificato il cammino percorso dalle due Associazioni e sono state
formulate proposte concrete per il futuro. Arrivati a questa scadenza
si è però constatato come, malgrado l’impegno
assunto dalla nostra Associazione a favorire la presentazione del
Castorismo ai diversi livelli associativi, sia ancora ampiamente
insufficiente la conoscenza di tale esperienza.
Il problema è che la presenza dei Castorini in Italia è
stata finora, volutamente e da entrambe le parti (AGESCI e AIC),
molto discreta, diremmo quasi “segreta” per cui, a ridosso
dell’ultimo C.G., il "popolo associativo" si è
trovato davanti ad una realtà non solo non conosciuta ma
spesso travisata se non, talvolta, addirittura irrisa e guardata
con sufficienza.
E' dunque necessario che la conoscenza di che cosa sia il Castorismo
(conoscenza peraltro ormai molto avanzata da parte delle Pattuglie
regionali e nazionali MIE, attraverso anni di confronto e studio
dei testi dell'AIC e anche di "esplorazione" diretta sul
campo), sia divulgata il più possibile. Questo non per fare
propaganda o proselitismo verso l'apertura indiscriminata di nuove
"colonie" (così si chiamano le unità Castori)
- cosa questa che nessuna delle due associazioni ritiene, almeno
per ora, opportuna - ma proprio perché tutta l’Associazione
possa conoscere nella sua reale oggettività il Castorismo,
al di là di pregiudizi, semplificazioni e fraintendimenti
su quale sia il reale obiettivo del suo metodo.
Dislocati un po’ dappertutto, i Castorini sono in Italia ormai
da 20 anni (dal 1979) e lavorano secondo un metodo ritenuto pedagogicamente
e scautisticamente valido dall'AGESCI.
Questa quarta branca (perché - sia ben chiaro dall'inizio
- è una branca vera e propria e non solo una forma di pre-lupettismo)
nacque nel ‘63 contemporaneamente nel Nord Irlanda e nel Canada,
con una motivazione simile a quella accolta da B.P. quando inventò
i lupetti: la necessità cioè di estendere ulteriormente
il gioco scout a dei bimbi più piccoli, che "spingevano"
per entrare, ma per cui il metodo L/C non era ancora adatto.
Nella maggior parte delle Associazioni che hanno adottato questa
branca, essa è ormai ufficiale a tutti gli effetti (questi
bimbi sono considerati "integralmente" scout dal Bureau
Internazionale che ne accetta i censimenti e che ha permesso ad
alcune associazioni di creare campi scuola Gillwell appositi per
tale branca). La stessa Euroconf (la Conferenza Europea dello Scoutismo)
nel ‘92 prese atto del fenomeno ormai diffuso e non solo lo
riconobbe, ma invitò tutte le Associazioni membro a favorire
lo studio ed eventualmente la costituzione di tale branca.
Naturalmente nacquero subito due questioni:
- l'età dai 5 ai 7 anni, da un punto di vista strettamente
psico-pedagogico, permette già di pensare ad una realtà
di gruppo organizzato, anche se in modo ancora iniziale (cosa basilare
per fare scoutismo)?
- in ogni caso, si può già parlare di vero scoutismo
con quello che esso comporta (in particolare l'adesione ad una legge
ed una promessa, sia pure debitamente adattate, come fece a suo
tempo B.P. per i lupetti)?
Solo un accenno alle due questioni di fondo sopra citate, viste
nell'ottica italiana.
La prima, quella psico-pedagogica, è stata risolta con la
massima "ufficialità", nel senso che per alcuni
anni, presso l'Università di Torino, si sono condotti specifici
seminari su quell'età, che hanno prodotto anche un testo
(A. Bertinetti, “La Piccola Adolescenza”, ed. Upsel).
Per la seconda, basta chiedere alla Pattuglia Nazionale MIE: dopo
questi anni di studio e osservazione, è in grado di dare
la massima garanzia che quello che il castorismo propone è
già davvero scoutismo nella sua integralità, anche
se in forma adeguatamente "piccina".
L’articolo che proponiamo (di Alessandro Casagrande, incaricato
L/C del Lazio, capobranco e …capo colonia AIC) ci aiuterà
a guardare a questa realtà con gli occhi di un capo e, forse,
a stimolare una maggior curiosità sull’argomento, favorendo
un confronto aperto e aiutandoci a maturare decisioni consapevoli
e chiare. |