Roma, 1 Giugno 2003

Tema
L’Arcobaleno

Svolgimento
Guardare un bambino negli occhi, provoca delle emozioni indescrivibili. È come se uno vi chiedesse: “come è fatto un arcobaleno?”
Il fanciullo è il prototipo di un rapporto con Dio, colto essenzialmente come Padre. “È degli uomini, quindi dell’essere fanciulli, il Regno di Dio” (Mt 19,14). Ma questo cammino inizia da fanciulli e per questo essi hanno diritto di essere accompagnati nella missione che Dio ha loro affidato.
“Quando siamo al servizio di un fanciullo si tratta di ben altra cosa che un po’ di sentimento: si tratta della dignità eterna dell’uomo che deve diventare fanciullo, che non partecipa alla vita intima di Dio se non diventando questo fanciullo, che egli comincia ad essere prima di tutto nella sua infanzia” (da “Il fanciullo nella comunità cristiana” di Don Carlo Galli).
Guardare negli occhi un bambino è come cercare di svelare un mistero, uno scrigno che cela un tesoro ricco di valori. E non ci sono i valori grandi e quelli piccoli, i valori dell’adulto e quello dei bambini: solo valori, degni di essere apprezzati.
Questo mi accade ogni volta che un bambino mi prende la mano.
Dopo tanti anni di servizio in branco, in reparto, come capo gruppo e nei vari livelli associativi, mi sono avvicinato in punta di piedi al mondo dei bambini più piccoli dei nostri lupetti e coccinelle: il mondo dei castorini. Non nascondo di aver avuto gli stessi pensieri e perplessità che ora voi avete, specialmente se è la prima volta che sentite parlare di scoutismo “a meno di otto anni”.
Eppure, con tanta umiltà, ho affrontato l’iter (non facile) previsto nella formazione capi dell’AIC (Associazione Italiana Castorini) ed ho imparato tanto.
Non dimenticherò mai quel giorno, quando alcune mamme accompagnarono per la prima volta i loro bambini: gli occhietti spalancati, un sorriso velato dai primi timori. Questo avevamo, grandi e piccoli. Una favola, un gioco molto semplice, una canzoncina e con queste poche cose si creò un clima di gioia e di semplicità. Ora capisco cosa intendeva Francesco quando descriveva la semplicità: l’unione della povertà con la gioia.
Allora iniziò questa bella esperienza che ancora oggi continua.
I primi castorini sono tutti scout nel mio gruppo; dopo il passaggio, l’essere stato castorino, aiuta il bambino ad inserirsi nel clima del branco. L’ambiente educativo dei castorini è di supporto alle famiglie per il superamento della crisi di crescita dei loro figli che inizia con la scolarizzazione, la cosiddetta piccola adolescenza e poi … attraverso i castorini abbiamo coinvolto anche gli adulti che ora sono capi in altre unità.
Chissà se queste parole serviranno a fugare alcuni dubbi: di certo susciterà un po’ di curiosità in più.
E un bel giorno, dopo la tempesta, l’arcobaleno ci inviterà a far festa.

Alessandro Casagrande
IAB L/C Lazio